Appunti borghesi per una sinistra genuina

C’è una cosa che non si comprende di chi crede in ideali ‘di sinistra’: perché li predichi solo un pochino, abbozzando, senza mai sposarne fino in fondo le conseguenze logiche. E’ forse una questione di timidezza?

Prendiamo la visione dell’economia. Le attività economiche, in una prospettiva di sinistra, non servono per soddisfare bisogni, ma per creare lavoro, e assegnare a ciascuno il ‘giusto ruolo’ nella società.

Le risorse, nella prospettiva di sinistra sono fisse. La ricchezza non si crea, al massimo la si può redistribuire. E dunque occorre espropriare gli individui della facoltà di decidere quali siano i loro desideri, e assegnare alle istituzioni politiche la funzione di decidere per legge quali siano i bisogni personali legittimi, e conseguentemente attuare politiche finalizzate a ripartire le risorse disponibili in modo equo.

Ogni iniziativa privata, da questo punto di vista, rappresenta un atto di eversione e minaccia alla giustizia sociale, e come tale, dovrebbe essere contrastata e repressa con determinazione. Eppure gli esponenti del mondo di sinistra non lo fanno. Ad esempio, c’è la sinistra italiana: gli esponenti più autorevoli, come Nichi Vendola, Stefano Fassina, Corradino Mineo, Stefano Rodotà, Maurizio Landini, ed altri, sono concordi nel denunciare le malefatte delle ideologie ‘neoliberiste’, imputate di aver condotto all’aumento delle diseguaglianze e aver causato quasi ogni forma di ingiustizia, guerra, o abuso.

Però i loro programmi politici non sembrano contemplare misure radicalmente alternative al capitalismo. Per esempio: – l’abolizione della proprietà privata, delle imprese e del mercato: se queste cose fanno tanti danni, perché non sopprimerle? Perché affaticarsi tanto a tentare solo di ‘controllarle’ o ‘imbrigliarle’?

– l’assegnazione allo Stato di tutte le iniziative produttive, da svolgere secondo principi etici, di equità sociale e di sostenibilità ambientale. Se il sistema di mercato crea solo diseguaglianze e cattiva distribuzione, e lo stato è molto più efficiente nel raggiungere questi obiettivi, perché non assegnare a quest’ultimo le iniziative economiche.

– la creazione di posti di lavoro per legge. Non c’è lavoro? Basta inventarselo, e via con le assunzioni. Il reddito generato creerà la domanda.

Sarebbe un ritorno all’Unione Sovietica, ma almeno sarebbe un onesto e esplicito programma politico ‘di sinistra’. E tuttavia, a sinistra di queste cose nessuno osa parlare apertamente. Si assiste a estenuanti dibattiti identitari, su come ‘rilanciare la sinistra’, sull’esegesi della ‘autentica superiorità morale della sinistra’, sul come porre di nuovo al centro il lavoro, l’equità sociale, ma sembra quasi che si faccia di tutto pur di evitare di proporre apertamente queste idee.

Si tratta forse di timidezza? Di paura di mostrarsi veramente per quel che si è? In tal caso, da borghesi, invitiamo ogni autentico uomo di sinistra a farsi avanti senza paura. Da noi non avranno nulla da temere: saremo forse condannati marxianamente a sfruttare gli altri nostro malgrado, ma teniamo prima di tutto alla libertà, anche di chi ci disprezza.

Potremmo però aver capito male noi: la sinistra non vuole attuare tali radicali misure, perché riconosce che cose come le imprese, il mercato, la proprietà privata, sono tutto sommato indispensabili, per non piombare in una condizione di miseria e terrore totalitario. Semplicemente, mira a condurre delle sacrosante battaglie per migliorare le condizioni dei più deboli. Ma in tal caso, saremmo loro grati di smetterla di delegittimare e offendere noi borghesi e i nostri valori (il liberismo, il capitalismo ecc.), anche se comprendiamo possa essere utile a qualcuno per mantenere la propria posizione politica. @straborghese

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